Marco Gui

Marco Gui è professore associato presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale e si occupa di Sociologia dei media. I suoi interessi di ricerca riguardano i) le competenze digitali; ii) la “disuguaglianza digitale”; iii) gli effetti collaterali cognitivi e sociali della digitalizzazione; iv) la digitalizzazione dell’educazione.

In questi settore ha pubblicato più di cinquanta articoli scientifici su importanti riviste italiane ed internazionali (tra le altre New Media&Society, Economics of Education Review, First Monday, Journal of Media Economics, Policy&Internet). E’ reviewer abituale per numerose riviste internazionali nel campo dell’analisi sociale dei media digitali.

Ha coordinato diverse ricerche finanziate da  Ministero dello Sviluppo Economico, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Lombardia,  Regione Valle D’Aosta e IPRASE del Trentino. In collaborazione con queste istituzioni ha contribuito a sviluppare i primi test statisticamente rigorosi di competenza digitale in Italia (vedi Gui e Argentin, 2011; Pagani et al., 2013).

Dal 2018, è coordinatore del Centro di Ricerca “Benessere Digitale” (www.benesseredigitale.eu), che indaga il rapporto tra media digitali e qualità della vita.

E’ membro dell’AIS (Associazione Italiana di Sociologia), dell’ECREA (European Communication Research and Education Association) e della ICA (International Communication Association).


Gli ultimi libri pubblicati

Lavoro, studio, svago, informazione: tra computer, televisione, smartphone o tablet la quantità di tempo che passiamo quotidianamente con gli occhi puntati su uno schermo è enorme. Ma esiste un pericolo di «obesità mediale», analoga a quella alimentare, nell’era digitale? Il libro sviluppa questo parallelo indicando, per la «cura», quattro punti chiave: limitarsi nella quantità del consumo; scegliere la qualità dei contenuti e delle relazioni fruite; concentrarsi contro i rischi del multitasking e della perdita dell’attenzione; relazionarsi gestendo con accuratezza i rapporti personali tra offline e online.

Alle tecnologie digitali si è guardato come a una delle leve principali per il miglioramento della scuola. E’ proprio così? Alcune delle più importanti aspettative, come quella di incrementare i livelli di apprendimento degli studenti, non hanno trovato finora un riscontro negli studi scientifici internazionali; per altre manca un’adeguata valutazione. Discutendo i limiti cognitivi e sociali del digitale a scuola in un contesto di connessione permanente, l’ autore sviluppa una visione alternativa del ruolo del digitale nell’esperienza educativa: prima ancora che fare didattica con le tecnologie è urgente educare all’uso consapevole dei media.